Recensioni

“Valeria La Grotta, con la sua voce sopranile dai colori limpidi e profondi, ci ha offerto una esecuzione notevole per accuratezza stilistica, ma anche con una qualità interpretativa di alta scuola.Il virtuosismo del soprano non era mai fine a sé stesso, ma sempre teso a illuminare anche gli angoli più nascosti dello spartito e del testo. I musicisti che la accompagnavano si sono dimostrati attenti ed empatici con la protagonista; la quale, anche nei recitativi, ha posto l’accento sulla qualità “drammaturgica” della parola, restituendoci il senso delle cantate come piccole opere da camera.”

(RIVISTA MUSICA – OTTOBRE 2022)

“Valeria La Grotta era una spigliata Carmosina, dalla voce chiara e agile.”

(CONNESSIALL’OPERA – OTTOBRE 2022)

“Irresistibile il soprano Valeria La Grotta nei panni della pescivendola Carmosina, ruolo di cui la bella voce e l’intensa vis comica della cantante hanno saputo rendere la piacevole irruenza della bella ciaciona partenopea.”

(IL TACCO D’ITALIA – OTTOBRE 2022)

“Valeria La Grotta è una struggente Euridice, nelle pagine a lei affidate offre una prova notevole ma in “Mio ben, teco il tormento” realizza una vera gemma musicale.”

(L’AVVENIRE – AGOSTO 2022)

“Modeste sono piuttosto molte voci in
scena. Ma non la protagonista Elena Harsány, né la gustosa Valeria
La Grotta.”

(LA REPUBBLICA | FIRENZE – LUGLIO 2022)

“Ben introducono il Prologue Valeria La Grotta nel ruolo di Diane, (anche deuxième Naïade), poi gustosa e sdegnosa Scylla fiera nel non voler provare le delizie dell’amore.”

(CORRIERE DELLO SPETTACOLO)

“Valeria La Grotta è adeguata come Diane, Scylla e Deuxième Naïade.”

(GB OPERA)

“Valeria La Grotta sicura nel fraseggio e stilisticamente adeguata ha interpretato con grande verve attoriale le tre parti di Diane, della pastorella Scylla e di una Naïade.”

(GB OPERA)

“Maestosa la Diane di Valeria La Grotta, che interpreta anche Scylla e la Deuxiéme Naiade. Squillante e incisiva è agile nel fraseggio e grintosa soprattutto nei panni della ninfa.”

(OPERA LIBERA)

“[…] così come hanno fatto bene Valeria La Grotta e Francesca Lombardi Mazzulli a impiegare la loro voce distesa e senza grandi, apparenti, intenzioni.”

(RIVISTA MUSICA)

“Bene anche Valeria La Grotta e Sebastian Monti, nei ruoli di Scylla e Télème, l’altra coppia amorosa dell’opera: entrambi hanno caratterizzato bene questi due personaggi che fanno da cornice all’amore tra Acis e Galatèe, così come hanno restituito pienamente i ruoli di Diane/Deuxième Naïade e Apollon/Le Prêtre de Junon, in cui erano ugualmente impegnati.” 

(IL TRILLO PARLANTE)

“Debutto anche per Valeria La Grotta nel ruolo di Diane/Deuxième Naïade/Scylla, voce molto piacevole e ottima interprete.”

(ARTE E ARTI MAGAZINE)

“Soprano Valeria la Grotta possesses a bright, at times piercing voice, which she uses in a very direct manner, and therefore, perfectly suited for her role as the hard-hearted Scylla, whom she portrayed as forceful, single-minded and cold. She also executed the roles of the goddess Diana and the small role of Deuxieme Naïde with equal success.”

(OPERAWIRE)

Buone le prove di Valeria La Grotta (Diane / Deuxième Naïade / Scylla)

(about art online)

“L’enregistrement des cantates plus rares mais guère moins conventionnelles de Leonardo Vinci (1696 – 1730) convainc mieux, grâce à Valeria La Grotta, soprano lumineuse et délicate, mais grâce aussi réalisations inventives du continuo élarg, avec archliuth, clavecin et violoncelle de Sonar d’Affetto (Elegia, ****).”

(Diapason, Gennaio 2022)

“La Iole di Valeria La Grotta si distingue per il timbro scuro e la buona proiezione della voce.”

CONNESSIALLOPERA – FEBBRAIO 2022

“Valeria La Grotta, dal colore scuro, intreccia molto bene il suo canto a quello di Ilo.”

IL TRILLO PARLANTE – FEBBRAIO 2022

Valeria La Grotta, soprano, ha una bella voce chiara e luminosa e si è trovata a suo agio in Vivaldi come nella pagina contemporanea.

(GOTHICNETWORK – LUGLIO 2021)

La voce fresca e pungente di Valeria La Grotta.

(Classic Voice – novembre 2019)

Valeria La Grotta (prima donna, prima strega, spirito) è stata, tra i comprimari, quella che ha mostrato una musicalità più “coinvolta” ed espressiva, una presenza scenica vivace e la conoscenza esperta di un fraseggio barocco autentico, non lezioso ma vivo e palpitante.

RIVISTA MUSICA

Nel ruolo di Selene (sorella di Didone, segretamente innamorata di Enea) Valeria La Grotta sorprende e convince pienamente; la linea di canto sempre ben sostenuta e controllata, il fraseggio curato assecondano con gusto le sfumature del vibrato elegante e delicato.

AMADEUS MAGAZINE

L’intera compagnia di canto ha ampiamente meritato per aderenza stilistica e qualità di emissione da Valeria La Grotta a…

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

In palcoscenico si sono fatti ammirare il giovane soprano Valeria La Grotta, una Serpina vivace e maliziosa, di grande verve scenica. Attenta ai recitativi ed efficace nel controllo vocale delle arie, si è mostrata sempre vigile nel non cadere nella leziosità. Intonata, musicale, tecnicamente agguerrita, ha eseguito in maniera impeccabile l’aria “Donne vaghe”.

OPERACLICK

It also helps that our two principals (the servant Vespone is again a mute role) have both excellent voices and a keen comedic sense. Baritone Giuseppe Navigilio has a fine, rich voice with a very attractive timbre and not a hint of wobble. and I also liked the fact that, in addition to her bright tone and excellent command of fioratura, soprano Valeria La Grotta has a “smile” in her voice, an extremely rare commodity among singers nowadays. I was not terribly surprised to read, in the booklet, that her voice teacher was the superb Roberta Invernizzi, whose singing I have long admired. Also, both singers have crystal-clear diction, also a rarity nowadays.

ART MUSIC LOUNGE

Valeria La Grotta est l’interprète de Clarice. Dans la cavatine Mi sia guida la mia stella, la chanteuse dialogue avec un basson et un hautbois ce qui confère à cet air un charme exquis. La mélodie de Paisiello émeut par sa simplicité et son naturel. Dans Una donna letterata, la chanteuse dessine avec humour son portrait, elle n’est pas faite pour la philosophie mais pour les joies simples de la famille. Tout cela fait mouche grâce à l’excellente projection de sa voix, sa belle diction et une excellente intonation. Plus loin elle se montre très émouvante dans sa dramatique intervention du finale de l’acte I, Sospirando notte e di.

BAROQUIADES

La musica di Duni è caratterizzata da una marcata eterogeneità stilistica che mescola tratti retrospettivi e guizzi acerbi, morfologie francesi e vocalità italiana. L’impegno vocale più oneroso tocca alla protagonista Ninette. A darle volto e voce è stata la bravissima Valeria La Grotta, non soltanto sicura, perfettamente intonata e raffinata nel fraseggio, ma anche estremamente incisiva nel gesto e nell’espressione. La padronanza tecnica e la disinvoltura scenica le hanno permesso di passare con felice facilità dalla tenerezza alla civetteria, dal dispetto alla sensualità, così da tratteggiare brillantemente il personaggio nella sua divertente ma imperfetta metamorfosi da contadina a gran dama.

TEATRO.IT

Ninette, protagonista assoluta con una ventina di pezzi tra air, ariettes, récit, è stata magistralmente interpretata da Valeria La Grotta, ottima nella dizione in lingua, finissima nel restituire gli abbellimenti dello stile francese di medio Settecento e nel proporre fraseggi di inusitata eleganza. Se sul piano vocale la parte di Ninette era complessa poiché copriva due intere ottave, sul piano attoriale era ancor più insidiosa, muovendosi tra vari registri espressivi (il lieto, il malinconico, il seducente, il comico) tutti resi con grande sapienza atto

GBOPERA

Nel complesso un repertorio ricco di difficoltà, dal quale emergeva la bellezza delle musiche di Melani, ottimamente interpretate da Francesco Divito e Valeria La Grotta (soprani), Aurelio Schiavoni (alto), Leopoldo Punziano (tenore) e Roberto Gaudino (basso), accompagnati da Pierluigi Ciapparelli (tiorba) e Angelo Trancone, quest’ultimo nel duplice ruolo di organista e direttore, il tutto sotto la direzione musicale del maestro Antonio Florio.

CRITICA CLASSICA

Valeria La Grotta è stata una Clarice deliziosa sia per l’unicità del suo timbro che la staglia tra i giovani soprani dediti all’operismo barocco – la voce è uniforme nei passaggi di registro, sgrana i passaggi di coloratura con precisione estrema e si staglia per volume nei concertati – sia per aver saputo restituire con grande verve la natura duplice del personaggio, oscillante tra lo struggimento amoroso e l’infantilismo capriccioso.

GBOPERA

Del pari ben rifinita e squisita per finezza stilistica, prontezza tecnica, chiara dizione la Selene di Valeria La Grotta.

APE MUSICALE

Valeria La Grotta è un soprano di coloratura smagliante che si muove a proprio agio nell’arte della variazione snocciolando le diminuzioni nei da capo con precisione e gusto. La tessitura di Serpina necessita tuttavia anche una voce piena e ben proiettata che Valeria La Grotta possiede appieno

GBOPERA

A reggere quindi con piena padronanza l’intera impalcatura vocale, fra recitativi, arie e duetti in scena, l’Uberto dell’ottimo basso Giuseppe Naviglio accanto alla Serpina di Valeria La Grotta (nella foto d’apertura), soprano lirico puro e voce in meritata ascesa, ideale per l’intero Settecento e, in special modo, per il teatro musicale di tradizione italiana firmato da Mozart. A nostro avviso, voce d’ultima generazione fra le più interessanti per la ricca quanto lucente sonorità del timbro e l’intelligente articolazione del fraseggio, unita a una ben vivace prestanza scenica. Esemplare, in tal senso, il suo dolcissimo cantabile fra tempra gluckiana e proiezione mozartiana nella toccante metamorfosi paisielliana dell’aria lacrimevole “A Serpina penserete”

PAOLA DESIMONE – LA QUINTA GIUSTA

Valeria La Grotta, al suo debutto da protagonista ma già attiva in produzioni teatrali dedicate ai grandi operisti pugliesi, mostra una pertinenza stilistica nel repertorio settecentesco che le permette di centrare appieno fraseggio, articolazione, abbellimenti, realizzazione delle variazioni e delle cadenze. Uniforme nei passaggi di registro, sfoggia con sicurezza acuti cristallini e ottima dizione dei complessi recitativi secchi, esibendo una verve attoriale davvero esuberante (gustosissimo il momento in cui, costretto Uberto alle nozze, si scioglie la fascia da casalinga per srotolare una veletta da sposa).

GBOPERA

Valeria La Grotta è una serva civettuola e garbata, con una voce chiara e agile, usata con molto gusto, perfettamente in parte sia quando si piega al vago melodizzare di Paisiello, sia quando si tratta invece di rimproverare o biasimare con malizia.

CONNESSIALLOPERA

Determinatissima e impietosa Sara, ben disegnata da Valeria La Grotta.

CRITICACLASSICA

Incisiva Valeria La Grotta nel dare voce a Sara.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

La soprano Valeria La Grotta fait valoir un timbre d’une grande pureté, une technique et un goût sûr lui permettant de subtiles variations dans les da capo, et une implication constante. Elle se montre particulièrement convaincante dans le registre élégiaque, où la douceur du timbre et de son legato est très touchante.

PREMIERELOGE

Valeria La Grotta è un soprano di rara raffinatezza, con una voce chiara e cristallina perfetta per questo repertorio. Ci propone in ogni cantata, costituita da una doppia aria, delle variazioni nei da capo ben studiate e rispettose dell’epoca compositiva. Con piccole increspature della voce e minimi abbellimenti riesce a rigenerare l’aria alla sua ripresa integrale. Nella prima cantata “Dove sei che non ti sento” sono precisi gli attacchi e molta la foga nell’aria di tempesta “Orridi turbini”. Nella seconda aria in maniera dialogica si alterna il “sì” e il “no” con inedito realismo. Anche Vivaldi scriveva spesso delle arie con frasi corte e laconiche come questa. Nella bucolica “Fille, oh Dio, da te lungi” una ampia cadenza viene infiorettata da Valeria La Grotta per suggerire la domanda a “cagion d’affanni miei?”. Il soprano esprime con vero sentimento le pene nel successivo recitativo. Nella cantata “Nice son io pur quello” la cantante indugia con picchiettati al verso “chi le fu guida l’abbandonò” mentre il ritmo di danza caratterizza la quinta cantata presentata “Veggo la selva e’l monte

ILTRILLOPARLANTE

[…] Tutto ciò il soprano tarantino Valeria La Grotta, specialista del repertorio barocco, lo sa fare molto bene, in quanto mette la voce a disposizione di quella teatralità richiesta per rendere al meglio la portata e lo spessore di codeste cantate; oltre a trovarsi a proprio agio sia nel registro grave, sia in quello acuto, l’artista pugliese ha bene in mente il compito che la parte le richiede, quella di essere capace di “muovere gli affetti” (e questo lo dimostra in modo particolare nella resa dei recitativi, dove la voce assume un connotato decisamente “attoriale” o in quelle arie in cui la drammaticità giunge a vertici assoluti, come nel caso di “Orridi turbini” dalla Olimpia abbandonata e di “Benché lungi da te” da Fille, oh Dio, da te lungi), risultando così oltremodo convincente, grazie anche a un timbro che non fa mai trasparire sforzi o ingolamenti, ma che offre sempre una piacevolissima spontaneità emissiva.

MUSICVOICE

Valeria La Grotta, in particolare, vanta una voce dal timbro rotondo, ricco di armonici e prezioso nella sua cremosa consistenza. L’eccellente musicalità si sposa a una precisa resa del virtuosismo, nonché all’attenta restituzione della parola – in perfetta linea quindi con la poetica di Vinci – assecondata dai musicisti dell’ensemble, sempre puntuali e sensibili nell’accompagnamento. Vibra nell’esecuzione una sorta di smalto brillante, nel segno di una cristallina trasparenza del discorso musicale, ricco di sfumature espressive.

CONNESSIALLOPERA

Il soprano Valeria La Grotta dimostra di sentirsi a suo agio in questo desueto repertorio.

MUSICA